Poesia visiva

Visual poetry gallery ©

 

MALEDETTA NATURA POETESSA – L’architettura della penombra / inarca i fiordi morbidi del tuo mistero. / Maledetta natura poetessa / che possederti non basta, / ché quel che brama è fare l’amore / con l’intonazione delle tue tempie, / col taglio di un urto lontano / e con la diagonale dell’ombra / che mi cifra / le tue sopracciglia.                                                                                                                                                                                   (Sonia Serravalli ©)

IL DONO Abitate una casa esuberante. / Rompete uno specchio / a ogni autunno e a ogni viaggio / per trasformarvi sempre. / Sposate il delirio / e fatene amore e orchidee. / Onorate il vostro dono / a costo della fame. / Non ascoltate nessuno / che osi introdurre ombre / nell’intimo sole. / Camminate scalzi / e mangiate con le mani / ogni volta che potete. / Quando vi schiacceranno / i trucchi delle maledizioni / non irrigiditevi: / ballateci e distillatele in canto. / La loro stessa forza le trasformerà / senza sfiorarvi. / Potete lasciar la polvere su mobili, / ma lucidate sempre vetri e specchi. / Godete del dono supremo. / Gioite invano. / Piangete senza che le vostre lacrime / divengano armi contro l’altro. / Onorate il mare / e ogni alba che perdete. / Abbracciate un albero / ogni tanto. / Setacciate la rabbia. / Seminate la gioia. (© Sonia Serravalli)

ALBA SOLA

Sui campi alle sei
fantasmi gitani
e un tango col vento
Il sole ha sventrato
spietato la notte
mentre ero da sola

Mentre gli alberi
graffiavano l’alba
modulando i tuoi no.

(Sonia Serravalli ©)

POESIA DELL’AMANTE – Che ti colga / un brivido clandestino / mentre giaci con la tua patria. /                 Subito / lo saprai profugo / delle mie sponde. (Sonia Serravalli ©)

SPLENDIDO

Splendido,

non avrai di me che parole
e stasera
mi cercherai in sogni di carne
nel latte del mondo
là dentro il tuo letto affondato
nei sonni del Gobi
a sentire il tornado da est,
lontana la mia voce per te
nella preghiera della sete
in raffinate geografie
sui palmi delle mani di una zingara
arriverò al tuo altare caldo
e sono io
atterrata da lontani mappamondi,

Splendido…

(Sonia Serravalli ©)

IO SO – L’inesauribile bambina (segnalibro con poesia)

…. e ancora poesia (seguono altre poesie-immagine sotto)

Collection 2005

PARTENZA

Governerò l’errore

con la forza di un’eccezione.

Dirotterò gli opposti

con pavidi gesti d’amore.

Ho una deriva dentro,

lo sappiamo.

La accudisco con premura

ed estensione.

A volte pulsano gli innesti.

A volte canta la mia voce

a lune di allodole.

Corromperò la musica

con la gioia di un acquazzone.

Spodesterò la paura

dentro le stive di un abbraccio.

L’andare via è frastorno,

lo sappiamo.

Lo custodisco con pazienza

e abnegazione.

A volte fischiano i binari.

A volte sparge la mia rotta

un giardino di stelle.

(Sonia Serravalli ©)

UNA POESIA Avanti oceano / sui bordi di pizzo / dove l’equilibrio è un sogno / io ti aspetto. / Vieni avanti / con le tue carovane di Bibbie e di sale, / di cristalli veggenti e parodie del dolore. / avanti oceano, / sarò eretta alle porte del tempo / ad aspettare il volo del tuo abbraccio / che mi unisca alla tela appiccicosa / di questo rumoroso quadro / che è il mondo. (Sonia Serravalli ©)

 

MAL D’A…PRILE

(dopo il Marocco)

 

Mi sento vecchia

di una vecchiaia

che non è fatta di età.

Gravida di nostalgia,

madida di inconcludenze,

vago tra margherite

senza cercare nulla che non sia

nuovo vagare.

Satura di visioni,

carica di ponti rotti,

apro all’agonia d’aprile

tappeti broccati e portali recanti

migliaia di sud.

E’ talmente spregiudicata e obesa

la bellezza di grano e sole

che il rimpianto d’Africa

ti fa sentire vecchio

di una vecchiaia

non fatta di età.

(Sonia Serravalli ©)

GUERRA

Bassorilievo di perle rotte

Esonda polpa carminia

Ci giocano i bambini

Mentre i corvi si confondono

Con briciole di bomba

Va bene così

Ci siamo tutti anche se non ci siamo

Nell’aria di cartone

Di lutti color ocra e piombo

Nell’aria di Baghdad

Mille e una notte ancora

Dovranno aspettare i moribondi

Nel buio d’incanti sabotati

Nel canto di una nonna

Di una fiaba al bimbo e la sua fame,

E c’è freddo

Va bene così

Ancora colano angeli

E così pochi lo sanno.

C’è un cielo che è presagio

Rubato al velo

Di una donna abbattuta

Su un letto di sassi.

C’è un appetito di giochi

E di silenzio

In una terra brulla

Dove le persone

Diventano coriandoli

Le mille e una notte sono lunghe

Lunghe come l’ascesi dei soldati

Che più nulla sentono

Né vogliono sondare,

Lunghe come l’estasi drogata

Di un martirio imprudente.

Va bene così,

Si è fatto tardi.

Riponiamo le pedine

Al loro posto.

Giocheremo ancora alla guerra

Domani.

(Sonia Serravalli ©)

“L’onda” – su foto “Transustanziazione” –  Nel brodo primordiale di sbagli rivoluzionari vaghiamo adescando i satelliti dell’equilibrio. E’ un’opera infinita le cui pause sono vacanze nel delirio e momenti di un’onda. Sul plesso solare io scriverò intonando sciarade che non potrai risolvere mai. Nell’acquerello dei tuoi vespri liquidi rovescerò tempeste solari e tuorli di chiasso. Non ti lascerò riposo, non sederò il maestrale, non blandirò il tifone, non placherò le mosse sismiche che determinano la mia anima carnale. Corteggerò gli dei del sole come sempre e il drago della pasionaria che ci brucia diverrà il migliore amico dell’uomo. Ci sarà uno spazio adibito alla chiarezza e all’esagerazione. Sul filo dei tuoi chakra sarà scritto il mito del maschio e il calco del sultano. Aprimi la porta o sbarrala – la conseguenza sarà autrice del tuo karma. Arrivo alla guida di un esercito di oceani indiani e pirati dissidenti. Nessuno potrà avere il lusso di annoiarsi finché esisto. (Sonia Serravalli ©)

 ↓

“(sulla musica di Loreena Mckennitt) Tu cabala, parola, lucentezza. / Tu Atlantide, cammino, sincronia. / Passeggio su gravità di luna. / E’ una landa di neve pia, / molta luce ma non un abbraccio. / Tu marea, tramontana, raggio verde. / Tu Himalaya, insurrezione, santità. / Cerco la pietra filosofale / tra filosofie di pietra / e i ponti che mi abbatti.”

 

IN TUTTO

 

E’ un volo

quella melodia come un foulard

mentre mi riporta a te

non per nostalgia o mancanza

bensì per magia e pensiero,

per simbolo e destino e

forse in fondo

perché ci si scopra sempre

capaci di volare

anche caduti.

Scivola sui vetri e include il mondo.

La musica, lo spirito

della preghiera

avvolge e viaggia

colori e stelle, immagini, animali, cascate, spiagge, aquiloni, stanze d’ospedale, salvagente, alberi da frutta, panorami, anelli, diapositive, calorie, versi, arcobaleni, temperature, diademi, teorie, vulcani, treni, confidenze, balli, sonni comuni, paure, densità, pellegrinaggi, felicità, granelli di sabbia, respiri, quaderni, miraggi, vento, dolore, fuoco, chilometri, telegiornali, lingue, scarpe, rifugi, virtù, strade, planimetrie, dipinti, acacie, pini, raggi di luce ……………..

E in tutte le parole del dizionario

E in tutte le entità dell’enciclopedia

E in tutti gli atomi del cielo

e della terra e dell’aria

e del fuoco e dell’acqua

E in tutti i corpi e gli spazi

dell’universo per intero

Ci sei tu.

Ci sei tu.

Ci sei tu.

(Sonia Serravalli ©)

L’IMPRESA

Conosco questi muri.

Solitamente

mi fanno ammalare di sogno

mi fanno ingrandire la vita.

Contro di essi

con la faccia con il cuore

fortifico l’oltre

intreccio colori ignoti

e ne usciranno cieli dolci

e sapori trasparenti

e vallate da suonare.

Grazie per questi muri

amore

grazie per gli scogli

che macchiano il mio mare.

Solitamente

mi fanno danzare gli ultrasuoni

mi fanno spalancare gli angeli.

Contro di essi

con la pelle con il cuore

nidifico in alto

partorisco dèi che volano

e ci saranno rive di stelle

e deserti di violini

e martìri da abbracciare.

Sacrifici quasi dolci

tanto è giusta la crociata

d’imparare questi muri.

(Sonia Serravalli ©)

 

A F. e tutte le altre lettere

Sì.

Trabocca

Fermenta

Capovolgi.

Giravolte di violino

ti sento ruotare le eliche del mondo

implodere i rottami del panico

dirigere le ruote delle pagine.

Sì.

Esplodi

Vivifica

Ferisci.

Un canto di sirena

e tu attraversi spazi cosmici

paesi di rugiada e di ologrammi,

quanto a fondo ti ho riconosciuto

quanto a lungo ti posso viaggiare

diritto in fondo nei miei pozzi mobili

salendo in alto nei miei cieli plurimi

canto del mio canto, nome dei nomi.

Sì.

Trasporta

Brandisci

Avvolgi.

Ti sento nelle rotazioni di note minori

e lune, nell’iride dei tappeti,

nella musica calda del pane,

nel violino tagliente dell’acqua.

Sì.

Sei tu, lo so.

Nel filo, nell’area, nel buio.

Nel fiato, nell’arpa, nel sole.

Sei tu nell’anima e nel fuoco.

Nell’Anima.

E nel Fuoco.

(Sonia Serravalli ©)


 

PRINCIPE – Copulerò / col tuo silenzio narcotico / stanotte. (Sonia Serravalli ©)

LE NOTTI DI NOVEMBRE

E’ meglio non parlare

le notti di novembre

s’intrecciano lettere fragili

trascritte per il vento,

si piangono defunti vivi:

le persone che non ci amano.

Le notti di novembre

pare meglio il silenzio

per pregare l’estate di tornare,

per corrompere i fantasmi col perdono.

E’ dura non scappare

le notti di novembre

col gatto a strimpellare grida,

la luna allergica a chi è solo

e io a impastare poesie brutte

e torte di ortiche.

(Sonia Serravalli ©)

 

NOTTE E GIORNO

Ti ho.

Il buio di mezzanotte

è il buio dei tuoi capelli.

La paura dell’una

è inchiostro dei tuoi occhi.

Il sonno delle due

è il tuo respiro.

Il sogno delle tre

il tuo bacio totale.

Il fremito della quattro

è il tuo ricordo.

Il raggio delle cinque

il tuo richiamo.

La luce delle sei

quel che hai deciso.

Il sole delle sette

il tuo profilo.

La veglia delle otto

è energia tua.

Il sidro delle nove

il tuo parlarmi.

Il rullo delle dieci

il passo fermo.

La vita delle undici

il tuo fervore.

La festa di mezzogiorno

la tua passione.

Il pasto dell’una

è nutrimento tuo.

Il calore delle due

son le tue braccia.

Il vento delle tre

è vento del tuo mare.

Il piano delle quattro

il tuo pensiero.

La calma delle cinque

il tuo silenzio.

Malinconia alle sei

il tuo andar via.

Le ombre delle sette

le tue ciglia.

Il rito delle otto

è pane tuo.

Il bronzo delle nove

è la tua pelle.

Il pianto delle dieci

la tua assenza.

Il vuoto delle undici

paura tua.

E ancora mezzanotte

fra i capelli.

Ti ho

costantemente

addosso a me.

(Sonia Serravalli ©)

RETE D’INDRA

Dietro il sangue le parole

dietro il pianto la presenza

dietro la tua figura

l’apoteosi del nulla porta

a sentire tutto.

Sotto terra a tonnellate

la mia anima in caduta incontra

la rete d’Indra.

(Sonia Serravalli ©)

PERMANENTE

Ascoltate questi canti di donna

strusciarsi col vento.

Le amanti che elevano al rango di Dio

ciò di cui stanno firmando la condanna.

Ascoltate questo fruscio che è come di ruscelli,

questo sibilo sommerso: il mondo che va a rotoli.

Aprite il cuore a questa luna girovaga,

seguite dell’onda il pellegrinaggio rosso.

Lui dimentica, e io ricordo. Lui dimentica. E io ricordo.

Dei silenzi spalancati sotto l’Orsa Maggiore

offrite in dono bocche aperte e occhi sgranati,

le stelle sono grandi e l’uomo è buio.

L’amore tradito galleggia anche nel piombo

e quello bruciante arde la sua rovina.

Per questo cantate sempre a luna piena.

Perché c’è chi sempre torna e non si stanca.

Perché per ogni risacca e ogni respiro,

la polvere può posarsi dove vuole.

Lui dimentica, e io ricordo. Lui dimentica. E io ricordo.

(Sonia Serravalli)

LUNA COMUNE

Dal nord all’est ci unisce

una cartilagine di luna.

Qualcuno soffia su

questa candela,

i libri gridano e

gli spettri cantano

ballate antiche.

La notte è un velo di Maya,

una collezione di stelle,

un tunnel verso il ventre.

Madido vento criptato,

messaggero per pochi.

Dall’est al sud si viaggia

su un crepuscolo verde.

Qualcuno ha pianto fino

al fiume a valle.

Gli spazi crepitano e

i cieli pigolano

su dèi minori.

L’attesa è un mare profondo,

un’orgia di corsari,

una popolazione sommersa.

Pieve affollata di eretici,

dolorosa rinascita.

Dal nord all’est ci lega

un muto palpito di luna.

(Sonia Serravalli)

Fuoco amico, / fuoco al quadrato, / fuoco fatuo, / fuoco di paglia, / fuoco divino, / fuoco incrociato, / ferro e fuoco, / sono io / a camminare in bilico / sul flauto dei tuoi no. (Sonia Serravalli ©)

Collection 2006

GIRI DI BOA

Che follia credersi arrivati a casa

nei tempi sul ciglio della luce

quando la tortura più dolce era lasciarti

decantare.

Ma quest’autunno

dai rami cadono nomi

e predizioni.

L’orizzonte è un salto in lungo

in grado di stracciare l’assodato

cucitomi addosso.

Quale occasione migliore

per smetterla di innamorarmi

dei vampiri.

(Sonia Serravalli ©)

 A  T. (Egitto 2006)

In te amo la pace e la guerra,

la sfrontatezza e la dolcezza,

la parte maschile che sarei

se fossi un uomo.

In te amo i deserti tutti,

il calore avvolgente fuori e dentro,

nei pomeriggi d’Africa,

stringendo nelle mani la sopravvivenza

e la convivenza con l’ignoto,

nel tuo cortile.

In te amo la vita e la morte,

il sapore legnoso della calura,

il ferro delle vostre controversie,

l’asprezza dei precetti per

crescere uomo.

In te amo il pericolo e la sicurezza,

le tue infinite vite per il mare e per i monti,

la sicurezza con cui sento chiaro di essere –

al tuo fianco – immortale.

In te amo l’acqua e il fuoco,

tutti i fondali di vita negli occhi,

tutto il fuoco del sole che mi dai nelle vene,

nell’acqua e nel fuoco,

sotto le palme in estasi

nel tuo cortile.

(Sonia Serravalli ©)

PREZIOSO DOLORE

Da dove fluirebbe la poesia

fuori dai terremoti?

La luna rende d’argento ugualmente

fiori e cicatrici.

Tempo di essere sinceri.

Senza guerre nessuna coesione,

nessuna sfilata di ceri,

un mondo senza eroi.

Confuta le favole.

Facendosi lava cancellare

vecchi totem:

brucerà.

Ma genera profeti.

Facendosi ambra preservare

attimi estinti:

ucciderà.

Ma ne fanno gioielli.

Prezioso agognarti.

Prezioso lambirti,

quando ero oro fuso.

Fondendo piani.

Se non ti ammali

non puoi guarire

e creare storia.

Se non ti perdi

non puoi vedere

le oasi nascoste.

Prezioso dolore …

Banchetto di affetti.

Baccanali di sé.

Onorato maestro.

(Sonia Serravalli ©)

ALTROVE

C’incontreremo altrove

dove i pini pazientano

sovrastando gli oltraggi

degli uomini.

Altrove ci confonderemo

i visi e i nomi

e la storia befferà se stessa

mille e una volta ancora.

Il treno recherà

la scritta “altrove”

per i passeggeri in fuga dall’Uomo

e dell’Uomo in ricerca.

Altrove mi sorriderai negli occhi,

sovrasteremo le leggi

e rideremo dei forti.

L’ostilità genera riso

volge in astio fuori moda -,

là mi scoprirai al tuo lato.

Altrove mi dirai che sono,

senza inizio e senza fine,

realizzabile.

(Sonia Serravalli ©)

PER UN AMORE MUSULMANO

Vorrei rincontrarti

là dove nasce l’etere,

dove la luce sovrana e suprema

unisce i punti delle stelle

e se mi prendi la mano ti contagio

con cattedrali d’immenso.

Balla una volta

sui ritmi del vento e del legno,

comprendi il tempo del cielo,

perché vorrei attraversare con te

i cancelli del mondo.

Mani ispirate da ampie febbri

su tamburi d’Africa puntellano

l’amaranto dell’ovest.

E voglio tu sia qui

quand’oro e rosso aleggiando

pietrificheranno in ambra.

Poi lo chiamano tramonto.

Portami i tuoi angeli

e barattali coi miei.

Portami da Dio

con tutta la tua forza

se anima non sono.

Portami da Dio

se Lo conosci tu,

se l’immenso l’ho inventato

e se solo per miraggio

ho solcato volando l’eterno.

(Sonia Serravalli ©)

 APPUNTI IN TRENO ROMA-FERRARA

Scrivo per non soccombere

al peso immane della bellezza

****************

In treno, siedo accanto a tutti i refusi di meraviglia che non sono riuscita a intrappolare nella carta. E’ una folla pazza e colorata. Non sono sola MAI.

(Sonia Serravalli ©)

Dammi le parole giuste

per dire Te.

Non bastan mai

eppure

Ti chiamavan Verbo.

Voglio imparare

tutte le lingue del Diavolo.

Per parlare alla gente,

per usarle a mio modo.

Falle sciabole di luce

e dammi l’arma del silenzio.

Dammi le parole tutte,

che io possa finalmente dire Te.

(Sonia Serravalli © – A Dio, sera di luna piena 2006)

Se stasera scrivo

mi condanno a blasfemia.

Quindi meglio paralitica

del silenzio.

Ma una cosa devo dirla.

Non sei onnipotente,

o esisterebbe un modo –

non immaginativo,

non deduttivo,

non per sempre velato, –

per mostrarTi chiaramente

ai non eletti.

(Sonia Serravalli ©)

 MORTE AL TIRANNO

           Per ben assecondarti

            hanno creato Venere,

      cresciuta all’ombra del grande tiranno

      a morder gli aghi delle stelle –

      e se le hai preso la mano ti ha creduto

               moschea di luce immortale.

                Crolla inshahallah

                sotto il fragore degli occhi

                che infine si spalancano,

                perché bisognerà assistere a te

                smascherato da un gesto.

                Mani ferite da ampi sogni

                oggi denudati a vile schiavitù

                pregano prive di un est.

                E esigo tu sia qui

                quando i tuoi schiavi danzando

                ti satureranno il volo.

                E sarà chiamata aurora.

                Portami i tuoi falsi dei,

                li conoscevo già.

                Vira verso Dio

                con la forza che non hai

                se è vero che sei uomo.

                Sfrutta ancora Dio,

                che hai ragione tu,

                e in Suo nome vendi virtù

                che sai solo nominare.

                Ti solchiamo mirando all’eterno.

(Sonia Serravalli ©, scritta al mercato, Stellata di Bondeno, 2007

– poesia speculare a “Per un amore musulmano”)

DEBITO KARMICO

Spero di aver finito di pagare il mio debito karmico.

Spero in un oblò di profumi verdi e indomabile pace.

Auguro alla mia paura una morte precoce e tiranna.

Spero di smetterla di vestirmi da soldato,

così forse anche le mie guerre smetteranno di sbocciare.

Spero di non riporre tutto il mio cuore nella speranza di te.

Spero di festeggiare con gioia tutta questa mia rabbia.

Auguro ai miei fantasmi di avere la possibilità di conoscermi.

Spero di non sbilanciarmi dal presente al tempo della speranza.

Spero di non condannarmi mai più a cadere dalle mani altrui.

Auguro al mostro sotto il letto di conoscere la mia paura.

Spero che per una volta amare non corrisponda a temere la morte.

Spero che se ancora devo pagare sia con le mani e non col cuore.

Auguro ai miei sogni d’amore la tortura che danno a me al risveglio.

Spero che ridere sia sufficiente ed abbondante panacea contro ogni addio.

Spero di levitare ancora fuori da pensieri ed età per vivere completamente.

Auguro alla giostra di guerrieri nel mio sangue di deporre ogni paura.

L’amore arriva.

La mia bandiera è bianca.

(Sonia Serravalli ©)

QUANTO MANCHI QUANDO MANCHI

Quanto manchi, quando manchi.

Tutto è più piccolo di te.

Il pane, il volo, la grandezza.

Tra le mie vene e l’anima

ricerco il tuo passo,

nella coda dell’occhio

della mia identità.

Quanto manchi, quando manchi.

Tutto è più piccolo di te.

Il piede, l’oceano, la saggezza.

Nella partenza verde

ricalco il tuo sguardo,

ancora aspetto un cenno

dalla mia eternità.

Ma quanto manchi, quando manchi.

Tutto è più ripido di te.

Il buio, l’istante, l’ampiezza.

E ancora manchi, quando manchi.

Con la netta intensità

di fragole pulsanti

e cieli deragliati.

(Sonia Serravalli ©)

DA LUNA TI CONFIDO Questa condivisione eretica è per pochi / e tu potresti anche trovarti tra di loro. / In fondo al precipizio / potrebbe anche non esserci / follia. / (Desidero vendere / questa condanna all’elettricità / da luna piena. / Desidero barattare / femminea fragilità lunare / col tuo contegno) / Questa condivisione eretica è per pochi / e quei pochi di solito inciampano. / La combustione / fa danni / ma crea fenici. Sonia Serravalli ©

Collection 2008

IN ITERE

In un sogno di veglia

ho visto le galassie tutte

ruotare attorno al mio ombelico.

Scavando tunnel nei cortili

si può arrivare al mare

e nelle lande del sogno incontrare

quella foto che appendevi al futuro,

la parete sopra il letto.

Poi ci arrivi e ti scotti,

il viaggio è stato lungo e ti sei perso.

Le stelle bruciano,

la sabbia taglia,

il vento parla una lingua che non ti somiglia.

Così non è.

Scavando oltre,

le dita fanno sangue.

Così passano anni,

ma quando la terra finisce

si trova il cielo.

Dio è un cerchio.

Il sogno la mente della realtà.

Il corpo da bambù fluttuante

si fa nave reale e conosce le rotte.

Le stelle non scottano più,

ti vogliono loro giocoliere.

La sabbia ti abbraccia,

il vento ha la spinta che celavi bene.

Non sapevi chi sei,

ma ora allo specchio

vibra la tua musica

senza più sbavature.

Si sono estinte le virgole e i punti,

le ombre e le foschie.

Risuona un violino onnisciente.

In un angolo del tuo castello stanotte

brindi all’infinito.

I cortili eran le soglie della felicità.

I tunnel il tempo che ci hai messo

per capire chi sei.

Puoi tutto: hai tutto, sei tutto.

Il buio di una laguna

l’oceano o il deserto bagnato di luna

non possono più pungerti

col brivido di cristallo

dell’essere soli.

Perché ogni buio e ogni spazio

s’affolla dei tuoi cari,

dell’amore preso e dato

e dell’eco del tuo io che canta come spazio

perché più io non è

ma cielo azzurro.

In un sogno di veglia,

ho visto le galassie tutte

ruotare attorno al mio ombelico.

(Sonia Serravalli ©)

Da Vienna, estate 2008

MIGRAZIONI

Pioggia
sul pianoforte
di attese distese lungo il fiume
Danubio, fango, erba scura
e piove una pioggia che arrabbia
il mio fuoco,
lo fa gridare come un drago
parole di nitroglicerina
detonazioni che modulo in sorrisi
e nomi che mi dò
da quando non so più chi sono.
Pioggia di piombo di pomice
di maledette nostalgie oceaniche
e fari le cui luci sono canzoni
da imparare piano
in lingue sconosciute
per non affogare nella pioggia…
lungo fiumi d’Europa che non sanno di sale,
lungo dorsi di intrecci già visti,
lungo le foreste di porfido
e di notti attraccate alle querce
dove mi giunge appena il grido del mare
piangente su salici che non sanno le onde.
Pioggia lungo i fianchi di questo vagare
precario e perpetuo tra le S del mio nome
e del serpente dei passi
che seguo sentendomi stupida
mentre stringe da dentro
viscere che non vogliono stare qui,
nella pioggia di cieli lavici
che mi lavano via dal mare.

(Sonia Serravalli ©)

UNA POESIA

Avanti oceano
sui bordi di pizzo
dove l’equilibrio è un sogno
io ti aspetto.
Vieni avanti
con le tue carovane di Bibbie e di sale,
di cristalli veggenti e parodie del dolore.
avanti oceano,
sarò eretta alle porte del tempo
ad aspettare il volo del tuo abbraccio
che mi unisca alla tela appiccicosa
di questo rumoroso quadro
che è il mondo.

(Sonia Serravalli ©)

Sparo in aria / solo per non sparare / su di te –   (Sonia Serravalli ©)

Collection 2009

DELIVERANCE

Certe volte le cose si fanno rotonde e divine.

Il serpente si prende la coda

e l’universo risuona.

E’ una musica priva di spine

che può penetrare il diamante e le idee.

Certe volte le cose si fanno terse e danzanti.

Come il momento di licenziamento

dalla tua dittatura.

E’ iniziata una musica d’angelo

e i bimbi sulla spiaggia mi hanno regalato

una conchiglia.

(Sonia Serravalli ©)

DELIVERANCE – 2 –

Quante sigarette ho fumato per te?

Quando il tuo amore guinzaglio

stringeva la gola e i pensieri

e tutto il mondo diventava piccolo

come un cortile,

e tu lo chiamavi amore.

E’ una notte senza odore.

Fuori dalla staccionata del tuo abbraccio

ho visto costellazioni e rondini.

Sei caduto tra i vampiri.

Hai vestito panni da naufrago.

Oltre la morsa dei tuoi occhi

ho visto saltare i delfini.

C’è vita oltre il tuo amore guinzaglio.

C’è terra oltre il tuo oceano di ricatti

succosi e sottili come gigli.

Poi sei inciampato nel tuo trono di carta.

Oltre la catena della tua premura

ho sentito persone ridere di gioia

e violini suonare la vita.

Oggi prendo il sentiero verde

fuori dal tuo orgoglio

e vado fino in fondo.

(Sonia Serravalli ©)

Il diavolo

non è pericoloso

quando insulta.

Il diavolo

è pericoloso

quando parla

dell’amore.

(Sonia Serravalli)

IL DRAGO – I miei amori di cristallo / sono caduti. / I miei amori di corallo / si sono sbiancati. / I miei amori di zucchero / si sono sciolti sotto l’acqua / delle mie cascate. / I miei amori di danza, di sguardi, di studio, / i miei amori di carta / si stanno rovesciando / con tuoni di gesso. / A volte basta una notte / per devastare imperi millenari. / Dei miei amori onirici d’estate / nessuno resta reale / per proteggermi dal freddo. / Arriva dal nord / e lancia spine come bombe / per congelare il fuoco. / Vorrei anch’io / la roccia calda su cui cadere / l’estuario di un abbraccio certo / la polvere di baci quando piove. / Ma non resta in piedi nessuno, / sul mio altare notturno / l’adulatore rinnega, / il paroliere ritratta, / l’amico vuol protegger l’amicizia, / il passionale teme di vivere la passione. / I miei amori per gioco / cercano scampo nel letargo / e nella pia dialettica. / I miei amori provocatori / abbandonano il duello con la facilità / di una foglia che cade. / I miei amori di argento / si fondono sulla fiammata / del mio drago. / Vorrei anch’io / il porto in cui confidare / il compagno d’armi nei passaggi segreti, / il lago sicuro in cui lasciarmi andare. / Ma di fronte al mio altare notturno / i prodi cavalieri si son fatti parole, / seta acqua vento e scusa / davanti al mio drago. / Volevo essere una rosa / per non incutere paura o dubbio. / Ma dalle labbra escono fiamme, / dalla penna solo fuoco, / sono un drago, / e sono sola, / sul mio altare notturno. (Sonia Serravalli ©)

FLASHBACK:

Collection 2003-2004

Tratte da: Raccolta Messicana

SE MI GUARDANO ADESSO

Se mi guardano adesso

sono finiti,

e sono finita.

Se mi guardano adesso

ho un occhio azzurro e uno nero.

Ho cellule nuove

ballerine con veli bianchi

mi volteggiano piroette

nella mente

nel cuore

e chitarre imbottite di farfalle,

se mi guardano adesso

sono acqua impazzita

sono leggenda sono estensione

pianura e selva

argilla e cristallo,

coppie scure che ballano strette

sul bordo di uno specchio,

pietre colorate che filtrano male

pensieri indisciplinati

e incantesimi maledizioni

forme d’arte non invitate

che si siedono a mangiarmi tutto,

se mi guardano adesso,

musica che sanguina

ridendo di gioia,

esplosioni all’orizzonte della gola,

Dio che scrive

ma vuole la mia penna,

e tucani azzurri,

vele sole come uomini,

logiche infedeli come coppie.

Se mi guardano adesso

e’ grazie a te che scrivo

che mi faccio male

che mi libero

che spicco il volo

e finalmente impazzisco

per dare a un dio ubriaco

la penna e la mano che non si e’ creato.

Se mi guardano adesso

sono luna sono Messico

sono rovine sono cenotes maya

con tutta la vita e tutti i loro morti

sono una parola scritta male

sono un errore di valutazione

sono un pazzo che picchia la parete

con ruedas cubanas negli occhi

all’incrocio tra la notte e l’impotenza

l’impotenza assoluta,

anche di fronte a un insetto.

(Sonia Serravalli ©)

TIEMPO

Finalmente

il tempo ha un senso

e mi contiene.

Ci saranno sempre

centimetri di noia

da riempire con un prestito

di genio.

Così e’ il mondo,

un fiume di linfa

tra due valli di vuoto.

Un secondo solo

di equilibrio perfetto

fra tre parole.

Poi arriva il mare

e rovescia tutto

(Sonia Serravalli ©)

 

SLIDING DOORS

Ciò che è

da ciò che potrebbe essere

o essere stato

solo è separato

da un latente

senso di nausea

(Sonia Serravalli ©)

 

Al volo

agguantai un’onda

e poi la seguii

e poi caddi indietro,

mi raccolse un’onda

e poi la seguii,

e mi lanciò in alto

e poi caddi giù,

bevvi ancora sale

prima di rialzarmi,

mi raccolse un’onda

e io la seguii,

poi si rovesciò

e io fui travolta,

morsi ancora sale,

mi raccolse un’onda

e io le obbedii,

poi si fece doppia

e io caddi dentro…

mi raccolse un’onda

e io mi fidai,

poi divenne grande

e precipitai…

mi raccolse un’onda,

e  mi feci sale.

(Sonia Serravalli ©)

 

CONFUNDIDO                                                                                       ad E.

Piccolo confuso,

coincidenze pagliaccio

che si burlano di noi

ci scompigliano il cielo…

Io ti capisco.

Sono stata in quelle mani

sugli occhi più volte,

nelle reti dei ragni,

nelle trappole dell’ovvio…

Hombre confundido,

la fortuna e’ pazza

y otra loca soy yo,

que te comprendo.

E quando il caldo temporale

ci rubava la luce,

due accordi e ti sentivo

ridar musica al silenzio.

La sorte si ubriaca qui

ai piedi dei tuoi iguana

su spiagge di cristallo.

Ricerco la tua pelle meticcia

tra catene di casi fortuiti

in cui tutto pare e nulla resta.

Cresta di onde spezzate,

é qui che puoi riposare,

confundida mente que no para

de amar a quien ya se fue, –

fiaba nota fratello scuro…

esattamente come me.

(Sonia Serravalli)

— Traducciòn —

CONFUNDIDO

Pequeño confundido

casualidades payasos

que se burlan de nosotros

nos enloquecen el cielo…

Yo te comprendo.

He sido en aquellas manos

sobre los ojos màs veces,

en las redes de las arañas,

en las trampas del obvio…

Hombre confundido,

la suerte esta’ loca

y otra loca soy yo

que te comprendo.

Y cuando el caliente temporal

nos robaba la luz,

dos acordes y te escuchaba

redar música al silencio.

La suerte se emborracha aquí

a los pies de tus iguanas

sobre playas de cristal.

Rebusco tu piel castaña

entre cadenas de casos fortuitos

en cual todo parece y nada se queda.

Crestas de olas rotas,

aquí es donde puedes descansar,

confundida mente que no para

de amar a quien ya se fue, –

fábula nota hermano oscuro…

exactamente como yo.

(Sonia Serravalli ©)

A MÉXICO

Terra di amori e disperazioni

terra di gnomi e fattucchiere.

Respiro forte nello stupore

di vivere ancora.

Un ragno mi ha rubato l’anima

un’aquila mi ha abbagliato gli occhi

un corallo consola il pianto

del mio sangue zingaro versato.

Con gli insetti condividiamo

nascondigli e attacchi di panico.

Con le lune eclissate nel mare

tutto il lutto dell’essere fragili.

Terra di scosse e d’incantesimi

terra di rettili e farfalle.

Ti ho amato di colpo senza sapere

se mi vuoi salva o vuoi la mia anima.

(Sonia Serravalli ©)

ASPETTANDO CHE SPIOVA

Aspettando che spiova ti dico.

Se sei per questa selva

allunga una mano e trovami.

Se sei il motivo di questo,

piano fatti riconoscere.

Se anche tu senti la luna,

vieni fuori dall’oceano.

Se pensi che possa capire

forse e’ presto oppure sbagli.

Se sei dietro le mie notti vuote

dimmi almeno che mi vedi.

Se sai cose più di me

vieni presto a rivelarle.

Perché si dissangua il senso

del letto vuoto

del corpo vivo

la penna stanca

il silenzio truce

la selva calda

la spiaggia nuda

il vento che si capovolge

con sabbia che scolpisce nomi

con l’acqua che inonda le calles

per ordinarmi ancora una volta

C’E’ UN MOTIVO

e tutto il resto e’ solo

confusione.

Aspettando il destino.

Che strana la vita

aspettando che spiova.

(Sonia Serravalli ©)

TROVEREMO LA MANIERA                                                  a R.

Troveremo la maniera

di aprirci strade di silenzio

con selciati di cera e lune di perla

per attendere con il cappio pronto

la nera solitudine, quando viene.

Troveremo la maniera

di continuare a giocare anche nell’evidenza

trascinante, impalpabile,

rumorosissima e terribile

della guerra.

Troveremo la maniera

di trasformare in oro i momenti semplici,

adulare il tempo perché ci aspetti,

piangere nel buio quando diventiamo

una persona sola.

Troveremo la maniera

di interpretarci negli occhi costellazioni,

di riconoscere odori di altre vite

e pensieri che abbiamo già fatto

sotto nevi perenni o lune di pietra.

Troveremo la maniera

di raccogliere in fiori e conchiglie

– e farne monili per le donne tradite,

e farne gioielli per bimbi e sirene, –

tutte le volte in cui mi salvi la vita.

E non ci sarà più un tunnel

nel mio cuore

dove possa rifugiarsi un singolo fantasma.

E non ci sarà la mano tetra

del freddo

ad esortarmi ad andare a morire da sola.

Perché troveremo la maniera

di abitare terre in bilico

di liberare i sogni in ostaggio

e di redimere chi diceva

che non si poteva.

(Sonia Serravalli ©)

(Questo era un assaggio, per altre composizioni contattare l’autrice)

3 risposte a Poesia visiva

  1. IBUC Edizioni ha detto:

    Il diavolo

    non è pericoloso

    quando insulta.

    Il diavolo

    è pericoloso

    quando parla

    dell’amore.

    (Sonia Serravalli)

  2. giuseppe ha detto:

    complimenti di cuore! ho letto con attenzione solo alcuni dei suoi lavori e ne ho ricavato l’impressione persistente di talento indubbio, sensibilità e armonia. mai scontata nei ritmi e nelle svolte anzi capace di stupire ad ogni passo che la lettura prosegue avida di tanta naturale bellezza. sarebbe interessante sapere qualcosa di più di lei se possibile, riguardola sua ispirazione, la sua vocazione poetica. non mi dilungo e spero di ricevere in qualche forma sue notizie! giuseppe

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